Scarica gratuitamente la GUIDA SUI DIRITTI NEL MATRIMONIO, redatta dal Consiglio Nazionale del Notariato e alcune Associazioni di consumatori, fra cui la Confconsumatori. Il link è il seguente:
http://www.notariato.it/…/def…/files/Guida_Il_Matrimonio.pdf
Confconsumatori chiede un confronto con le Istituzioni
Confconsumatori ha inviato una lettera a tutte le Istituzioni coinvolte nell’operazione della cessione della rete elettrica delle Ferrovie dello Stato, esprimendo preoccupazione circa la ricaduta che tali decisioni potrebbero avere sui consumatori e chiedendo di aprire un tavolo di confronto. Nella lettera, firmata dalla presidente di Confconsumatori Mara Colla, l’associazione esprime «Viva preoccupazione che la dismissione della proprietà della rete elettrica servente i trasporti ferroviari possa incidere negativamente sull’utenza, in particolare in relazione ai livelli tariffari, sia dei servizi di trasporto sia del costo dell’energia». Tra i destinatari della lettera ci sono il Presidente Matteo Renzi, i Ministri Pier Carlo Padoan e Maurizio Lupi, il Presidente di Agcm Giovanni Pitruzzella, il Presidente dell’Aeegsi Guido Bortoni e il Presidente dell’Art Andrea Camanzi.
«Poiché si tratta di beni già facenti parte del demanio ferroviario, - continua la missiva - a suo tempo trasferito alle FS con un chiaro vincolo di destinazione, riferito anche agli utili netti della gestione (art. 15 Legge 17 maggio 1985 n. 210), vincolo sempre ribadito anche dalla successiva giurisprudenza civile ed amministrativa, riteniamo necessario che oltre al procedimento avviato dall’Aeegsi (di cui alla Del. 22 gennaio 2015) sia anche intrapreso un percorso di approfondimento dei vincoli giuridici ed economici che connotano tutta la rete ed i servizi ferroviari in termini di interesse pubblico.
Indispensabile appare di conseguenza il confronto, fin da subito e non a cose fatte, con le associazioni dei consumatori e con tutte le Autorità a vario titolo necessariamente interessate a questa complessa e significativa questione».
In base alla nuova legge di Stabilità, infatti, Terna, gestore della rete di trasmissione nazionale, potrà acquistare le linee elettriche delle Ferrovie dello Stato, un network elettrico a media e alta tensione che corre lungo i binari per circa 9 mila km e valutata 1 miliardo dall’AD di FS Michele Elia. Il rischio, però, è che Terna trasferisca parte del costo ai consumatori nella bolletta della luce, quando, invece, gli italiani hanno già pagato la rete attraverso le tasse.
LA PARTITA DELLE PRIVATIZZAZIONI - La cessione delle linee elettriche è solo il primo step di un complesso percorso mirato a fare entrare i privati nel gruppo FS. Nei giorni scorsi la task force alla guida dell’operazione ha annunciato gli advisor scelti dal Tesoro per affiancarsi nel processo di privatizzazione.
Se per il Governo la partita delle privatizzazioni di Enel, Poste e Ferrovie sarà «Vantaggiosa per le Aziende e per abbattere il debito pubblico», per Confconsumatori l’attenzione dovrà restare puntata sul servizio garantito al consumatore: l’efficienza del servizio, il mantenimento dei collegamenti locali a bassa velocità e, soprattutto, nessun aggravio nelle tariffe.
Il canone concessorio previsto dal Codice della strada si applica anche alle occupazioni dei sottoservizi telefonici e delle altre reti di telecomunicazione. È quanto affermato dal Consiglio di Stato con la sentenza n. 6459 del 31 dicembre 2014.
La sentenza riguarda il canone per l’uso o l’occupazione delle strade, che trova la propria disciplina fondamentale nell’articolo 27 del Codice della strada (Dlgs 285/92) e si configura quale entrata patrimoniale, che grava sui soggetti titolari di concessione che utilizzano il suolo e il sottosuolo pubblico.
Il Consiglio di Stato ha ribaltato l’orientamento dei Tar, ed ha chiarito che il presupposto della pretesa si rinviene nelle fonti legislative che consentono l’introduzione del canone di occupazione, ed in particolare nell’articolo 27 del Dlgs 285/92.
La sentenza del Consiglio di Stato ha rilevanti conseguenze sugli enti locali, che potranno così fare cassa, con la conseguente possibilità di alleggerire i tributi locali sui cittadini.
I precari della scuola che hanno raggiunto più di 36 mesi di servizio hanno pieno diritto a ricevere la stabilizzazione del proprio rapporto di lavoro. È questo il principio di diritto sancito dal Tribunale di Napoli - Sezione Lavoro, con le sentenze nn. 528, 529, e 530 del 21 gennaio 2015 . Il Tribunale, dopo il rinvio della questione alla Corte di Giustizia che si è pronunciata lo scorso 26 novembre, ha così riavviato le controversie, applicando le conclusioni disposte dalla Corte UE.
Confconsumatori, con l'avv. Antonio Pinto, sottolinea che: "è la prima volta che un Tribunale statuisce la conversione del rapporto di lavoro da tempo determinato a tempo indeterminato, in favore di docenti precari con contratti a tempo, ripetuti per più di 36 mesi. Tuttavia tale principio giuridico ben potrebbe applicarsi a tutti i rapporti di pubblico impiego, si pensi ad esempio al tema degli stabilizzandi della Regione Puglia. Pertanto, qualsiasi lavoratore si trovi nella situazione descritta dalla Corte di Giustizia può richiedere che sia accertato questo suo diritto".
Secondo il Tribunale che ha "ricopiato" le motivazioni della Corte europea, la violazione delle norme comunitarie in materia di impiego a tempo determinato nel sistema scolastico, non comporta solo il riconoscimento dell'anzianità maturata o il risarcimento per i periodi non lavorati, ma determina anche la stabilizzazione del rapporto di lavoro. Il Tribunale di Napoli ha così testualmente motivato: «l'Ordinamento non può, se vuole evitare abusi, ovviare ad una scopertura fisiologica attraverso la precarizzazione», e dispone di rendere «effettiva la conversione dei contratti di lavoro da determinato ad indeterminato di tutti i rapporti a termine successivi con lo stesso datore di lavoro pubblico, dopo trentasei mesi anche non continuativi di servizio precario, in applicazione dell'art. 5, comma 4-bis, del Dlgs n. 368/2001». E tale soluzione non contrasta con l'articolo 97 della Costituzione che impone il concorso pubblico per accedere ad un impiego in una Pubblica amministrazione, in quanto tale disposizione «rappresenta un principio costituzionale debole, destinato a cedere di fronte agli obblighi derivanti dalla appartenenza dell'Italia alla U.E».
Il voto in Grecia dimostra che in Europa e in Puglia le domande dei cittadini alla politica sono le stesse, oggi riducibili a due: lavoro dignitoso e servizi pubblici che funzionino. Su questo, l'unità e la consapevolezza sono ormai europee e non locali. Ora i cittadini devono riproporre la stessa unita' e consapevolezza nel selezionare i politici. Due criteri semplici per scegliere chi votare, dal consiglio circoscrizionale sino al Parlamento: guardare sia alla filosofia che alle terapie concrete che il politico propone.
Terapie: se un politico accusa il sistema o dice frasi bellissime, però non vi fa capire quali interventi vuol fare per il lavoro, come pensa di garantire una sanità per tutti, trasporti che funzionino, come ripristina legalità negli appalti, come pensa di risolvere i problemi di settori vitali come commercio, agricoltura e turismo, ecc., non vale la pena votarlo perchè ci porterà al disastro.
Sino ad oggi i soldi pubblici hanno coperto le incompetenze o le ruberie dei politici. Oggi i soldi pubblici sono finiti.
Bisogna imparare a guardare anche la squadra: se un politico parla di rinnovamento ma si allea con i vecchi capibastone, non vale la pena votarlo perchè ne sarà condizionato, indipendentemente dalla sua buona fede e onestà. Se la sua squadra è fatta per larga parte di fedelissimi ma incompetenti, non vale la pena votarlo, perché non potrà risolvere nessun problema.
Filosofia: Se un politico, in questo periodo, non afferma univocamente e non dimostra con le sue azioni, la sua opzione culturale per la crescita economica a vantaggio di una redistribuzione delle risorse, non vale la pena votarlo, perché ci porterà alla disperazione ed alla disgregazione sociale.
Gli ammortizzatori sociali, come la mobilità o la CIG, hanno comprato tempo. Tempo da usare per scegliere e attuare soluzioni, non per parlare. Tempo che sta scadendo.
Filosofia e terapie concrete. Tutto il resto è noia e diventerà disperazione e rabbia sociale (vedi Taranto e ILVA oggi).
di Antonio Pinto
fonte:ilikepuglia.it
L’Antitrust accoglie i ricorsi di varie associazioni di consumatori (fra cui la Confconsumatori) e gli utenti di telefonia mobile che hanno denunciato il fenomeno, particolarmente invadente, non voluto e con effetti diretti sul portafoglio dei clienti: la fornitura non richiesta, e il relativo addebito da parte del proprio operatore sul credito telefonico della sim, di servizi a sovrapprezzo – i cosiddetti servizi premium come giochi e video – accessibili durante la navigazione in mobilità mediante banner, pop up e landing page. Accessibili molto facilmente e spesos del tutto inconsapevolmente.
Servizi premium a sovrapprezzo non richiesti, o attivati senza volerlo, semplicemente cliccando su un banner pubblicitario o su un pop up: l’Antitrust sancisce che gli operatori di telefonia mobile sono responsabili e infligge multe per oltre 5 milioni di euro. Le sanzioni riguardano i principali operatori delle comunicazioni mobili, Telecom, H3G, Vodafone e Wind: le multe sono per avere adottato “pratiche commerciali scorrette nell’ambito della commercializzazione dei servizi premium utilizzati via Internet da terminale mobile”. Così l’Antitrust ha motivato la sanzione: “l’Autorità ha accertato che i quattro operatori hanno attuato una pratica commerciale scorretta riconducibile a due condotte: da un lato, l’omissione di informazioni circa il fatto che il contratto di telefonia mobile sottoscritto pre-abilita la sim alla ricezione dei servizi a sovrapprezzo, nonché circa l’esistenza del blocco selettivo per impedire tale ricezione e la necessità per l’utente che voglia giovarsene di doversi attivare mediante una richiesta esplicita di adesione alla procedura di blocco; dall’altro, l’adozione da parte dell’operatore di telefonia mobile di un comportamento qualificato come aggressivo, consistente nell’attuazione di una procedura automatica di attivazione del servizio e di fatturazione in assenza di qualsiasi autorizzazione da parte del cliente al pagamento, nonché di qualsiasi controllo sulla attendibilità delle richieste di attivazione provenienti da soggetti quali i fornitori di servizi estranei al rapporto negoziale fra utente e operatore”.
Il 20 gennaio è stato approvato un decreto legge contenente disposizioni urgenti per il sistema bancario e gli investimenti. Il provvedimento ritorna ad affrontare la questione relativa alla portabilità dei conti correnti per la quale si prevede un costo zero a carico dei correntisti. La norma sancisce testualmente quanto segue: “Gli istituti bancari e i prestatori di servizi di pagamento, in caso di trasferimento di un conto di pagamento, sono tenuti a darne corso, senza oneri o spese di portabilità a carico del cliente, entro termini predefiniti. La trasferibilità si applica ai soli conti di pagamento. In caso di mancato rispetto dei termini, l’istituto bancario o il prestatore di servizi di pagamento risarcisce il cliente in misura proporzionale al ritardo e alla disponibilità esistente sul conto di pagamento al momento della richiesta di trasferimento”.
Nella cittadina di Grottaglie, una famiglia ha chiesto la fornitura di luce nell'anno 2003 e la luce è arrivata in data 14 gennaio 2015! Enel Distribuzione non riusciva infatti a collegare un immobile di campagna con la rete. Confconsumatori è intervenuta sei mesi fa, proponendo all’Enel di abbandonare la procedura di esproprio forzato, intrapresa da Enel per posizionare i pali e i cavi elettrici e ovviamente incagliatasi per le lungaggini burocratiche. L’avv. Giovanna Casamassima, presidente di Confconsumatori Grottaglie, ha proceduto a sollecitare la solidarietà dei vicini confinanti e raccogliere il loro consenso scritto e formale, a concedere ad Enel una servitù volontaria per la sistemazione dei cavi elettrici.
Ed è proprio grazie all'intervento della Confconsumatori Puglia, sede di Grottaglie che la macchina burocratica ha ripreso il suo iter ed Enel Distribuzione S.p.A. ha portato a compimento questa pratica “inspiegabilmente” dimenticata.
Una vicenda che ha davvero dell'incredibile se si dovesse analizzare la storia sin dalla “sua genesi”: un iter burocratico costellato di errori, mancate comunicazioni, numeri di telefono di responsabili del procedimento non raggiungibili, di una riedizione del procedimento espropriativo che ben poteva essere evitata con l'adozione di una soluzione tecnica alternativa.
L'avv. Giovanna Casamassima è soddisfatta del traguardo raggiunto. Rimane ora un altro step per questa famiglia: ottenere il risarcimento del danno subito in sede civile.
Come comunicato da Consumer’s Forum: la diffusione dell'e-commerce in Italia cresce di anno in anno e dal prossimo mese di marzo si potrà pagare anche attraverso il circuito Bancomat. Visto che l’utilizzo della moneta elettronica per effettuare pagamenti si sta diffondendo sempre di più, anche per una questione di comodità, è arrivato il momento di fare dei passi avanti. E dal marzo 2015 sarà anche più agevole visto che si potrà cominciare ad usare anche il bancomat. Lo ha comunicato il direttore generale del Consorzio Bancomat Sergio Moggia.
Ma come funzionerà il pagamento con il bancomat online? In modo piuttosto semplice: quando si porterà a compimento il proprio acquisto, il sistema di pagamento del sito web prescelto rimanderà l’utente alla pagina della propria banca, dove gli sarà richiesto di inserire dei dati per confermare la propria identità e autorizzare il pagamento. Non sarà necessario inserire il codice pin del proprio bancomat, né alcuna password. La scelta da parte del Consorzio Bancomat di introdurre questa novità è dovuta all’incremento nel mercato dei pagamenti elettronici sul web: rispetto al 2012, infatti, gli italiani hanno effettuato l’8% in più di acquisti usando carte e bancomat, mentre il 34% degli italiani ha effettuato almeno un acquisto online. Per poter pagare anche online con il bancomat, bisognerà recarsi alla propria banca per attivare il nuovo servizio.
Il 14 gennaio, il Parlamento UE ha approvato definitivamente la nuova Direttiva europea che permetterà agli Stati membri di limitare o vietare, sul proprio territorio, la coltivazione di organismi geneticamente modificati già autorizzati a livello comunitario. La direttiva entrerà in vigore già dalla prossima primavera. Nella nuova direttiva sono state accolte molte delle richieste che il Parlamentoaveva approvato nella sua prima lettura, e che hanno rafforzato le posizioni dei paesi tradizionalmente contrari agli Ogm, come l’Italia.
Le nuove norme dovrebbero consentire agli Stati membri di vietare o limitare la coltivazione di Ogm per ragioni di politica ambientale, anche indipendentemente dalle ragioni espresse nella valutazione dei rischi legati alla salute e all’ambiente, effettuata dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA). Gli Stati membri potranno inoltre vietare le colture Ogm per altri motivi, quali gli obiettivi di pianificazione urbana e rurale, l’impatto socio-economico, per evitare la presenza involontaria di Ogm in altri prodotti, e gli obiettivi della politica agricola. I divieti potrebbero inoltre includere anche i gruppi di Ogm designati in base alla varietà o alla caratteristica.
È una scelta che risponde alle attese degli agricoltori italiani che hanno a cuore la qualità, la tipicità dei nostri prodotti alimentari e la distintività del nostro modello agricolo, fondato sulla qualità, piuttosto che sulla quantità delle produzioni.
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