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13/11/2014 LEGGE DI STABILITÀ, IL TAGLIO DEI CONTRIBUTI AI PATRONATI DANNEGGIA I CITTADINI DEBOLI

L’art. 26 comma 10 del disegno di legge di stabilità dispone un taglio dei contributi in favore dei Patronati, di 150 milioni di euro dal 2015, ed un ulteriore riduzione di altri 150 milioni nel 2016.
Il fondo attuale ammonta circa a 430 milioni di euro, derivanti interamente dal contributo dello 0,226%, sui salari dei lavoratori dipendenti che vi aderiscono. 
Già il primo taglio previsto, di 150 milioni di euro e la riduzione dell'aliquota di prelievo dei contributi previdenziali obbligatori, porterà quasi sicuramente alla chiusura di diversi istituti che offrono tutela e servizi, ai cittadini, in forma gratuita, da diversi anni.
I fondi dei patronati si distribuiscono in base all'attività effettivamente svolta da ciascuno (nel 2013 hanno gestito gratuitamente più di 15 milioni di richieste da parte dei cittadini). Sbrigano molti servizi che in altri Paesi vengono offerti a pagamento. I servizi hanno ad oggetto l’assistenza per richieste di prestazioni previdenziali, pratiche inerenti la tutela della salute, specie sui posti di lavoro, assistenza agli italiani residenti all’estero ed agli immigrati in Italia. Consentono la telematizzazione del disbrigo di pratiche amministrative: infatti sono i patronati che curano il 90% delle pratiche Inps trattate per via telematica, cosa che per tanti anziani sarebbe praticamente impossibile o dispendiosa.
Inoltre, si tratterebbe di un falso risparmio perché la PA (in particolare INPS, INAIL e Ministero degli Interni) si troverebbero con un aggravio di lavoro e costi, superiori al risparmio previsto.
Peraltro, si pongono anche serie questioni di legittimità sui tagli introdotti, poichè il Fondo Patronati, da cui traggono risorse, non viene alimentato da soldi pubblici, bensì da una ritenuta d’acconto sui contributi previdenziali dei lavoratori che vi aderiscono. In caso di uso diverso di tali somme, si porrebbero vizi di legittimità, soggetti a eventuali ricorsi di natura giudiziaria”.
Pertanto, Confconsumatori, insieme a tante altre Associazioni dei consumatori, chiede che tutti parlamentari pugliesi vogliano, insieme, proporre un emendamento che elimini il comma 10 dell’art. 26 comma, del Disegno della Legge di Stabilità.

 
di Antonio Pinto

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10/11/2014 E ORA I COMUNI DEVONO RIORGANIZZARE I SERVIZI PUBBLICI LOCALI PER I CITTADINI

I servizi pubblici locali toccano temi essenziali per i cittadini (ad es. rifiuti, trasporti, manutenzione di strade, parchi e illuminazione, gestione del gas). Il modello attuale costa alle nostre tasche più di due miliardi di euro all'anno.
Ora l'art.43 del disegno di legge di stabilità, prevede che dal 1.1.2015 si avvii un percorso di razionalizzazione di tutte le municipalizzate, le società possedute dagli enti locali che gestiscono questi servizi. Entro il 31 marzo, gli enti locali dovranno approvare un piano operativo che definisca un nuovo modello. Le parole d'ordine sono dismissione o, quantomeno, aggregazione delle varie municipalizzate. La nuova norma fissa incentivi per gli operatori, per cui, in caso di operazioni societarie (ad es. fusioni o acquisizioni) che creino aggregazioni, è possibile avere "in premio" un allungamento del termine di scadenza dei contratti di concessione in essere.
Un secondo vantaggio enorme è che tutti i proventi derivanti dalla dismissione, totale o parziale, delle quote delle municipalizzate, potranno essere liberamente spese dai Comuni, perchè sono escluse dai "malefici" vincoli del Patto di stabilità interno. Si liberano così risorse da usare in favore dei cittadini.
L'obiettivo della norma è di ridurre il numero delle municipalizzate per ridurre i costi e liberare più risorse per l'efficienza dei servizi e/o per abbassare i costi per noi utenti. Sono incoraggiate non solo le aggregazioni ma anche l'eventuale quotazione in Borsa, al fine di reperire risorse per nuovi investimenti e rendere trasparente la gestione economica delle aziende.
L'effettività dell'applicazione della norma sarà garantita dall'art. 25 del D.L. 1/2012 che prevede poteri sostituivi in capo al Consiglio dei Ministri, in caso di inadempimento degli enti locali.
Il piano operativo dovrà anche rispettare le disposizioni della Legge n.147 del 2013, che impongono agli enti locali di produrre i servizi a costi standard, obbligando quindi a processi di efficienza.
Realizzare un nuovo modello delle municipalizzate significa organizzare la domanda dei cittadini secondo criteri di economicità, trasparenza finanziaria nella gestione, aprire alla concorrenza con la possibilità - per tante PMI - di accedere a un mercato finora appannaggio esclusivo della politica, rinunciare a canali di assunzioni di personale e amministratori legate a meriti politici, più che di competenza.
Tale norma trova anche una sponda concreta per il finanziamento della sua attuazione: infatti, a settembre la Cassa Depositi e Prestiti ha attivato il Fondo strategico F2i, finalizzato a finanziare e/o ad entrare nel capitale di rischio delle municipalizzate, proprio per favorire la loro aggregazione. Ovviamente la CDP ha chiarito che non darà soldi a enti locali che vogliano solo fare cassa, magari per coprire i buchi di una gestione allegra. Finanzierà solo progetti industriali seri di rafforzamento.
La prova che il percorso tracciato dalla nuova Legge non è un miraggio, è già fra noi. Gli esempi di Hera in Emilia o di A2A in Lombardia, dimostrano che si può arrivare a dare maggior qualità dei servizi ai cittadini, senza dissestare le finanze pubbliche. Una nota di amarezza: ricordo bene che nel 2004 partecipai ad una gara di servizi legali di consulenza, bandita da Hera, al fine di dare assistenza per un progetto di aggregazione, razionalizzazione di servizi e costi, quotazione in Borsa. Perdemmo la gara per uno Studio legale del nord e quando andai a Parma a ritirare gli esiti, un dirigente in privato e ufficiosamente mi disse, più o meno: "avvocato, la vostra offerta era seria e scritta molto bene, vedrà che vi tornerà utile quando anche giù da voi inizieranno a capire che questa è l'unica strada per non fallire". Sono passati 10 anni e in Puglia, su questo fronte, c'è ancora tutto da costruire.

 
di Antonio Pinto

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24/10/2014 NASCE IL COMITATO PER L’IMPRENDITORIA FEMMINILE: STRUMENTO PER AIUTARE LE IMPRESE “ROSA”

Il 16 ottobre 2014 si è insediato il neo costituito Comitato per l'Imprenditoria Femminile, presso la Camera di Commercio di Bari, finalizzato a sostenere le iniziative della CCIAA di Bari in tema di imprese a titolarità femminile. Di esso fa parte anche Confconsumatori, che esprime il consigliere avv. Edelweiss Poliseno.
Il compito principale del Comitato è quello di individuare gli strumenti idonei a promuovere la nascita e lo sviluppo di iniziative imprenditoriali da parte delle donne del territorio e di partecipare alle attività inter-istituzionali, dedicate proprio a rafforzare la presenza femminile nel mondo imprenditoriale locale.
Inoltre, il Comitato propone suggerimenti nell’ambito della programmazione delle attività della Camera di commercio, che riguardano lo sviluppo e la qualificazione della presenza delle donne nel mondo dell’imprenditoria. Promuove indagini conoscitive per individuare i problemi che ostacolano l’accesso delle donne al mondo del lavoro e imprenditoriale. Supporta iniziative di formazione. Facilita l’accesso al credito ed individua gli strumenti idonei ad attivare collaborazioni con gli enti pubblici e privati che sul territorio svolgono attività di promozione a sostegno dell’imprenditoria femminile.
Il Comitato trae la sua origine dal protocollo d’intesa siglato nel 1999 fra il Ministero dell’Industria e Unioncamere, atto destinato a realizzare in ambito locale quanto già previsto dalla legge 215/92 a livello nazionale: cioè la nascita di un organismo in grado di sostenere le iniziative delle Camere di Commercio in tema di imprese in rosa.
Secondo l’avv. Edelweiss Poliseno, di Confconsumatori: “ oggi, più che mai, anche in questo campo, c’è bisogno di quella forza e di quella fiducia nel futuro, che si coglie soprattutto nelle parole e nelle azioni delle donne“.
Per ulteriori informazioni ed assistenza sui temi in merito, è possibile contattare l’avv. Poliseno, presso la sede Confconsumatori-Puglia di Bari, in via Giuseppe Bozzi 13, il giovedì dalle ore 10 alle ore 12, oppure tramite indirizzo e-mail: edelweiss.poliseno@gmail.com

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05/10/2014 LA BANCA CONDANNATA PER ANATOCISMO SUI CONTI CORRENTI

Una società a responsabilità limitata intratteneva sin dagli anni 80 e fino al settembre 2009 rapporti con un noto Istituto bancario, con il quale aveva stipulato un contratto di apertura di credito bancario regolato in conto corrente.

Dalle condizioni generali del contratto di conto corrente emergeva la mancanza di espressa pattuizione tra le parti del tasso di interesse a debito del cliente e delle altre condizioni economiche applicate al rapporto.

Accadeva che, nel corso del rapporto, la Banca aveva progressivamente modificato l’importo del credito messo a disposizione della società, in modo del tutto arbitrario.

Inoltre, l’Istituto bancario effettuava sul conto corrente la capitalizzazione trimestrale degli interessi passivi dovuti dalla Società correntista, ed addebitava alla società oneri del tutto non dovuti ed ingiustificati a titolo di commissione di massimo scoperto.

La società, pertanto, conveniva in giudizio la Banca per far accertare l’illegittima applicazione: dei tassi di interesse debitori non pattuiti e comunque superiori ai limiti di usura, delle commissioni di massimo scoperto e spese non pattuite, della capitalizzazione trimestrale degli interessi debitori,  della valuta d’uso e dell’interesse fittizio e  del superamento del tasso soglia usurario.

La società, quindi, agiva per ottenere la restituzione da parte della Banca delle somme relative agli interessi passivi illegittimamente addebitati e quantificati, attraverso un consulenza tecnica di parte, nella somma complessiva di euro 354.316,39.

Nel corso del giudizio veniva disposta una consulenza tecnica contabile per accertare i vizi del rapporto di conto corrente denunciati. Il consulente tecnico d’ufficio, pertanto, rilevava l’illegittima applicazione del cd. sistema anatocistico, la mancata pattuizione degli interessi a debito per il correntista, la mancata pattuizione degli importi applicati a titolo di commissioni di massimo scoperto e l’applicazione di interessi oltre il tasso usurario via via stabilito.

Alla luce dei suddetti rilievi, il Giudice del Tribunale di Ancona, nella persona della deott.ssa Mantovani, con la recente ordinanza del 3 settembre 2014, ha rilevato la nullità della clausola di capitalizzazione trimestrale degli interessi anatocistici ed ha accolto l’azione di ripetizione dell’indebito da parte della società per la somma di Euro 354.743,66, così condannando la Banca alla restituzione di tale somma in favore della società cliente ed al pagamento delle spese legali.

fonte andrialive.it

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01/10/2014 PERCHÉ ELIMINARE L'ART.18 È UN ERRORE

Due premi Nobel per l'economia (Krugman e Stieglitz) hanno chiarito che la crisi economica italiana è una crisi della domanda e non una crisi dell'offerta. Premesso questo, abolire l'art.18 significa togliere stabilità a una larga parte del lavoro dipendente, e quindi abbassare la propensione ai consumi di tanti cittadini. In particolare, la prima conseguenza sarà veder abbassato il consumo dei beni durevoli. L'incertezza porta a risparmiare e non a spendere.
L'ultimo rapporto Ocse di settembre sulla piccola e media impresa italiana, sottolinea che la causa prima che frena gli investimenti delle imprese italiane è: "l’esistenza di significative barriere che frenano l'espansione delle aziende per colpa di un sistema fiscale complesso che impone elevati costi, non legati alle retribuzioni". A seguire, vi è il problema di un sistema della giustizia troppo lento. Secondo un'analisi di Bankitalia, divulgata il 18 settembre scorso, la prima causa che scoraggia gli investimenti esteri in Italia sono i tempi e le complessità delle procedure burocratiche. Per questo motivo, appare sbagliato non iniziare ad affrontare per primi i problemi principali, universalmente riconosciuti come tali.
Ancora, eliminare la tutela reale per milioni di lavoratori in un periodo di recessione e in una cornice in cui manca una seria politica di formazione e riqualificazione dei dipendenti estromessi dal mercato del lavoro, equivale a mandare al massacro potenziale, chi, a causa delle nuove regole, sarà estromesso dal lavoro. 
Da ultimo, ma non per ultimo: occorre evitare una pericolosa deriva culturale, secondo cui la crisi giustifica lo smantellamento dello stato sociale. Assurdo è anche adombrare che la disoccupazione dei giovani sia colpa dei padri "garantiti", quando invece è vero il contrario, ossia che gli stipendi e le pensioni dei padri stanno facendo da ammortizzatore sociale. 
In definitiva, siamo a un bivio culturale che condizionerà i prossimi anni: o ha ragione Marlon Brando nel film Queimada, quando spiega ai proprietari terrieri delle Antille che, per il capitalismo, il lavoro salariato è conveniente, perché è come quello di una prostituta che si prende e si paga a ore e si lascia quando si vuole (citazione, con cui il mio amico Prof. Roberto Voza, inizia il suo corso di lezioni di diritto del lavoro all'Università, per spiegare storicamente il nesso tra capitalismo e mercificazione del lavoro). Oppure ha ragione la Dottrina sociale della Chiesa quando (cap. 280) condanna: "l'eccessiva flessibilità del lavoro che rende precaria e talvolta impossibile la vita familiare e rischia di avere pesanti ripercussioni sulla percezione unitaria della propria esistenza."

fonte:ilikepuglia.it

di Antonio Pinto

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13/09/2014 PERCHÈ STARE SU FACEBOOK È COSA BUONA

Confesso che parto da un pregiudizio: la cultura, la filosofia, le idee sono quello che condiziona veramente il mondo. Qualsiasi mutamento sociale, economico, qualsiasi legge o scelta politica è frutto di un'idea che ne era alla base, una cultura che ha prevalso su un'altra. Perfino i comportamenti personali sono frutto (talvolta inconsapevole) di un'idea. E FB è uno strumento che fa viaggiare idee e cultura, più della tv.
È dai tempi dell'invenzione della ruota, che ogni innovazione sconta il solito bagno di critiche, demonizzazione e perplessità. È dai tempi della ruota che poi l'invenzione diviene una parte del vivere comune e oggi la ruota la puoi usare per andare al lavoro o per investire un passante o fare uno scippo: nessuno darebbe la colpa di uno scippo o di un investimento alla ruota. Chissà perché invece, alcuni vorrebbero attribuire a FB la colpa di indebolire le relazioni interpersonali. Come tutte e cose e gli strumenti è neutro. Tocca a noi usarlo bene e con equilibrio, anche nei tempi.
A chi dice che i social media allontanano le persone, chiedo: ma se io leggo un libro o un giornale, o guardo la televisione, o gioco alla PS o navigo su internet, mi sto forse allontanando dalle persone? 
A chi dice che i social media creano rapporti virtuali, ricordo che esistono legami forti e legami deboli anche nel mondo reale. Anche le lettere o le cartoline di una volta erano "virtuali" ma erano e sono bellissime.
Per questo, i social media sono solo un nuovo e utile strumento. Puoi usarlo per raccontare la qualità della braciola della mamma (che per me è un valore sia chiaro) o per trasmettere idee, fare cultura, testimoniare uno stile possibile di vita, mantenere un qualche rapporto con amici e persone che incontri molto raramente, dare e ricevere informazioni utili, leggere cose simpatiche e profonde, denunciare cose ingiuste additando all'opinione pubblica i responsabili, dire una parola buona a qualcuno.
Ci siamo lamentati per anni (giustamente) delle tv commerciali, dei giornalisti di regime lottizzati politicamente, del Grande Fratello, dei programmi di Maria De Filippi, del ciuffo di Marzullo. Oggi ognuno di noi, nel suo piccolo profilo, ha la chance di sostituirsi a loro e di parlare al microcosmo che ci circonda, portando ossigeno e linfa o veleno e immondizia. La palla passa a ogni cittadino. Alziamoci dalla panchina e giochiamo bene anche questa partita, ugualmente reale come tante altre. Se è tempo perso, o tempo impiegato bene, dipende da noi.
Ah, quasi dimenticavo: tutti i nostri figli sono su FB. Col cavolo che io non ci sto.

fonte:ilikepuglia.it

di Antonio Pinto

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03/09/2014 QUANDO NELLA MIA CITTÀ MUORE UN RAGAZZO

A Bari hanno ucciso un giovane di 25 anni per motivi stupidi. Ieri hanno arrestato il presunto omicida, figlio di un presunto boss e per questo il primo pensiero è un ringraziamento all'efficacia celere delle Forze dell'Ordine.
Il secondo pensiero è che mi pare di assistere alla materializzazione terribile della cultura descritta in "Gomorra"': è buono ciò che eleva la mia potenza, e la mia potenza è poter ridurre gli altri ad oggetti. 
Questa morte è un "danno collaterale" del successo di una subcultura che si nutre del circolo vizioso: diritti negati, risentimento, fuga in gruppo chiuso, dove "noi" siamo contro di "loro". 
La responsabilità personale di colui che sarà riconosciuto colpevole è innegabile. Non si può dire che la colpa di un omicidio così, è della società. Tuttavia, questi eventi ci ricordano, dolorosamente, che ogni città ha un'anima, che è la somma delle anime dei suoi cittadini. 
Le atrocità purtroppo tendono ad autoriprodursi: quello che fino a ieri era inconcepibile e orribile, oggi, a furia di ripetizioni, appare banale e quasi scontato, fisiologico come gli incidenti stradali. 
Il primo errore da non commettere è farci prendere dalla sindrome del "Grande Fratello", in cui ogni settimana, inesorabilmente, uno dei protagonisti viene eliminato dal gruppo e l'unica incognita è non sapere a chi toccherà. In quel programma, l'esclusione è inevitabile, una legge naturale alla quale non ha senso ribellarsi. L'unica cosa penosa che posso fare è applicarmi per fare si che al prossimo giro l'escluso non sia io. 
Bari si merita un'anima migliore di quella del "Grande Fratello".

fonte:ilikepuglia.it

di Antonio Pinto

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31/08/2014 IL DECRETO COMPETITIVITÀ FA BENE ALL'AGROALIMENTARE DI PUGLIA

Il nuovo Decreto competitività, convertito in legge l’undici agosto, prevede varie misure positive. Per noi pugliesi, forse, il pezzo più importante è quello sullo sviluppo dell’agroalimentare.
E’ previsto che due o più aziende agricole, se stipulano un contratto di rete, possono svolgere in forma associata le coltivazioni e la trasformazione dei prodotti agricoli, ed i partecipanti alla rete, quando cedono la propria quota di prodotti ottenuti in forma associata, possono applicare il regime speciale Iva e rientrare nel reddito agrario ai fini delle imposte dirette (molto più conveniente).
Le reti di impresa agricole vengono incentivate anche con un credito di imposta nella misura del 40% delle spese sostenute per lo sviluppo di nuovi prodotti, pratiche, processi e tecnologie e per la realizzazione di cooperative di filiera. Lo scopo è quello del raggiungimento di un miglioramento tecnologico delle strutture e per la creazione di nuovi prodotti. Il credito non potrà superare l'importo di 400mila euro.
Un secondo credito di imposta è previsto per la realizzazione e l'ampliamento di infrastrutture informatiche finalizzate al commercio elettronico (vale anche per i prodotti della pesca e dell'acquacoltura). Il credito d'imposta è pari al 40% delle spese per nuovi investimenti sostenuti per incentivare il commercio elettronico, fino al limite di spesa di 50.000 euro. Tutti tali crediti possono esser usufruiti negli anni 2014, 2015 e 2016 e spettano sia alle imprese agricole che alle piccole e medie imprese agroalimentari.
Ancora, è previsto che le imprese agricole che si costituiscono in contratto di rete, acquisiscono priorita' nell'accesso ai finanziamenti previsti dalle misure dei programmi di sviluppo rurale regionali e nazionali, relativi alla programmazione 2014-2020.
Come si vede, il Decreto svolge anche una funzione………..”educativa” per le nostre aziende. Infatti, incentivando concretamente i contratti di rete e l’ecommerce dei prodotti, indica una via per il salto di qualità che questo settore in Puglia può e deve fare.

fonte:ilikepuglia.it

di Antonio Pinto

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27/08/2014 AVARIA TRAGHETTO LARKS, ECCO COME OTTENERE IL RIMBORSO BIGLIETTO E RISARCIMENTO SPESE SOSTENUTE


Il traghetto Larks dell’Egnatia Seaways è fermo da oltre dieci giorni e non ripartirà prima del 7 settembre, creando grandi disagi ai vacanzieri, decine di migliaia di persone che sono state costrette a trovare sistemi alternativi di viaggio o a rinunciare alle vacanze. La compagnia greca di motonavi, non potendo sostituirlo, ha cancellato tutte le tratte. I passeggeri che dovevano tornare a casa dalle vacanze hanno dovuto acquistare nuovi biglietti su altri mezzi sostenendo spese non previste considerando anche che le 'alternative' sono stata pagate con tariffe di alta stagione,altri invece non sono riusciti a partire e pertanto hanno perso le caparre versate agli alberghi. Le associazioni dei consumatori sono sul piede di guerra e ricordano che, in questo caso, si ha diritto al rimborso del biglietto e anche di tutte le spese sostenute e del denaro perso a causa della cancellazione del traghetto. Oltre a un eventuale danno morale per il disagio subito, che ad esempio Confconsumatori quantifica in duemila euro. Ma procediamo per tappe. Il codice europeo dei diritti dei consumatori (Regolamento Ue 1177 del 2010) parla chiaro: in caso di cancellazione di un trasporto marittimo, la compagnia deve provvedere all'alloggio fino a tre notti (con una spesa massima di 80 euro a notte a testa, esclusi i trasporti da e per l'albergo) e garantire la ricollocazione su un mezzo che parte successivamente (che in questo caso non c'è mai stato). In alternativa gli utenti possono scegliere di ottenere il rimborso del biglietto che deve avvenire: “entro sette giorni, in contanti, mediante bonifico bancario elettronico, versamento o assegno bancario”. Dunque il rimborso non deve avvenire subito. Alcuni viaggiatori, invece, si erano presentati alla biglietteria chiedendo l'immediata restituzione del prezzo e chiamando i carabinieri di fronte al rifiuto, ma dal punto di vista legale in questo caso aveva ragione la compagnia. 
Per il risarcimento delle altre spese, la normativa stabilisce inoltre, che “anche in presenza di rimborso o ricollocazione su mezzo successivo, rimane impregiudicato il diritto dei passeggeri di rivolgersi ai tribunali, secondo la legislazione nazionale, per ottenere risarcimenti connessi a perdite dovute a cancellazione o ritardo dei servizi di trasporto”. Ed è su questa previsione che i passeggeri devono far leva per ottenere un rimborso delle spese sostenute o dei soldi persi a causa della cancellazione. Prima di arrivare davanti al giudice però, bisogna sporgere reclamo alla compagnia e la lettera, inviata tramite raccomandata con ricevuta di ritorno, va indirizzata direttamente all’Egnatia Seaways (questo il recapito: Egnatia Seaways s.a. 11, Machis Analatou str, Nea Sirmi, 11745 Atene – Grecia). Attenzione però: se avete acquistato un pacchetto turistico composto, ad esempio, da alloggio e trasporto, il reclamo, sempre con le stesse modalità, va inviato all’organizzatore del pacchetto e all’intermediario entro dieci giorni lavorativi dalla data di rientro nel luogo di partenza. Il testo dell’istanza, di cui Confconsumatori Brindisi ha predisposto un modello (scaricabile qui), deve contenere: 
le proprie generalità;
gli estremi del biglietto (destinazione e data); 
i costi sostenuti; 
il danno non patrimoniale che, come detto, Confconsumatori quantifica in duemila euro a passeggero

La formula consigliata da Confconsumatori è la seguente: “Esclusivamente a causa di un inadempimento della compagnia Egnatia Seaways, lo scrivente non ha potuto raggiungere la meta turistica perdendo, oltre al prezzo del biglietto, anche la caparra versata alla struttura alberghiera presso la quale doveva svolgersi la vacanza”. Il modello predisposto da Confconsumatori è in italiano, ma visto che ci si rivolge a un'azienda straniera è forse opportuno tradurla in inglese. 
I tempi sono lunghi: la legislazione europea dice che l'invio da parte del viaggiatore danneggiato può avvenire fino a due mesi dal momento del viaggio cancellato e la compagnia dovrà rispondere entro un mese dell'avvenuta ricezione, comunicando se accetta il reclamo, lo rigetta o se è ancora in fase di valutazione. La risposta finale dovrà poi arrivare entro due mesi dalla ricezione del reclamo e solo a quel punto il viaggiatore può rivolgersi a un tribunale se non sarà soddisfatto. 
Allo studio una class action. La Confconsumatori di Brindisi consiglia anche di inoltrare copia del reclamo alla sua sede (via Danimarca n. 29, 72100 Brindisi; fax 0831/573942): “Abbiamo già iniziato a catalogare i casi pervenuti – spiegano – per procedere poi con azioni legali di carattere individuale e collettivo, sulla base delle caratteristiche delle singole fattispecie”. Anche il Codacons fa sapere di essere a disposizione per fornire l'assistenza legale. La capitaneria di porto di Brindisi ha messo a disposizione una casella e-mail per i passeggeri lasciati a terra dalla motonave Larks. “I viaggiatori – comunica tramite il proprio sito la capitaneria – possono inviare le richieste di informazioni e/o assistenza al seguente indirizzo: so.cpbrindisi@mit.gov.it”.

fonte:ilikepuglia.it

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24/08/2014 LA GUIDA DEI CONSUMATORI ONLINE

Meditate di fare qualche acquisto online? Siete appassionati di App utili? Volete capire meglio le regole dei Social Network? Ecco una lettura utile sotto l'ombrellone...... scaricatela e fateci sapere che ne pensate! http://www.confconsumatori.it/duepuntozero/area-download/

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