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Cartello abusivo nei finanziamenti per la vendita delle auto: i consumatori possono chiedere il risarcimento del danno grazie all'Antitrust

LA SANZIONE DELL’ANTITRUST - Con Provvedimento del 9.1.2019, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha sanzionato le principali case automobilistiche e le loro finanziarie (c.d. captive banks) per aver posto in essere – per il periodo compreso tra il 2003 e il 2017 – un “cartello” segreto, finalizzato a restringere il gioco della concorrenza all’interno del mercato interno.I soggetti coinvolti sono: a) sia le società automobilistiche BMW AG, Daimler AG, FCA Italy S.p.A.(Fiat), Ford Motor Company, General Motors Company, Renault, Toyota Motor Corporation, Volkswagen AGb) sia le società finanziarie ad esse collegate, che erogavano i prestiti in favore degli acquirenti delle autoBanca PSA Italia S.p.A., Banque PSA Finance S.A., Santander Consumer Bank S.p.A., BMW Bank GmbH, Mercedes Benz Financial Services Italia S.p.A., FCA Bank S.p.A.,CA Consumer Finance S.A., FCE Bank Plc., General Motor Financial Italia S.p.A., RCI Banque S.A., Toyota Financial Services Plc., Volkswagen Bank GmbHIn sostanza, l’Antitrust ha accertato che le società finanziarie (c.d. captive banks) dei principali gruppi industriali automobilistici attivi in Italia, per un lungo periodo e attraverso un intenso scambio di informazioni in merito ai tassi, costi e prezzi applicati, hanno realizzato un’intesa restrittiva della concorrenza.

GLI EFFETTI DEL CARTELLO SUI CONSUMATORI - Secondo il Presidente di Confconsumatori Puglia, avv. Antonio Pinto: “La condotta illegittima posta in essere dalle imprese coinvolte ha leso, gravemente, sia il corretto funzionamento del mercato, sia il diritto del consumatore finale ad effettuare una scelta contrattuale libera e consapevole, in un regime di libera concorrenza”.È infatti evidente che il cartello, così come accertato dall’Antitrust, disincentiva ogni diversa politica commerciale e si traduce, comunque, in un’applicazione di prezzi naturalmente più elevati di quelli che sarebbero stati  praticati in assenza dell’intesa illecita. Tutto a svantaggio del consumatore finale che, così, si ritrova a dover pagare costi e oneri finanziari di gran lunga superiori a quelli che sarebbero stati praticati in un regime di effettiva concorrenza.

COME AGIRE PER RICHIEDERE IL RISARCIMENTO DEL DANNO  -“In ipotesi di cartello accertato dall’Antitrust”precisano gli Avvocati di Confconsumatori Antonio Amendola e Rossana Lopedote “la nuova normativa introdotta con il decreto legislativo n. 3 del 2017 garantisce una maggiore tutela per le vittime degli illeciti anticoncorrenziali. Viene riconosciuto, a ciascun soggetto leso, il diritto di agire, anche in via collettiva ovvero attraverso la class action, per ottenere il risarcimento di tutti i danni subiti. In base alla Legge e all’orientamento dominante della Giurisprudenza, il provvedimento sanzionatorio adottato dall’Antitrust, non solo accerta la condotta anticoncorrenziale contestata, ma inverte l’onere della  prova a favore del consumatore, consentendo di presumere l’esistenza del danno cagionato dal cartello ”.Pertanto, chiunque abbia acquistato un autoveicolo nuovo e/o usato, mediante un finanziamento stipulato con una delle finanziarie sanzionate (vedi elenco completo sopra indicato), nel periodo compreso tra l’anno 2003 e il 2017, può richiedere il risarcimento del danno subito, che secondo l’art.1 del D.Lgs. 3/2017 è pari al sovrapprezzo sugli oneri e costi finanziari versati da ciascuno a causa del cartello, oltre agli interessi su tale somma.

A tutela dei consumatori coinvolti, la Confconsumatori propone di partecipare ad un’azione collettiva unica nei confronti delle società automobilistiche e delle finanziarie collegate sanzionate dall’AGCM, al fine di richiedere l’integrale risarcimento del danno subito.

Per info e contatti scrivere a confconsumatoripuglia@yahoo.it; o telefonare al 3317626869.

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Intervista di Repubblica Economia al presidente di Confconsumatori Puglia avv. Antonio Pinto: per Banca Popolare di Bari i consulenti della Procura penale hanno concluso il loro lavoro. 70.000 azionisti attendono l'esito

Nuovo aggiornamento sul caso della Banca Popolare di Bari: dopo la mancata trasformazione della banca in Spa, si teme un nuovo aumento di capitale. Antonio Pinto, Presidente di Confconsumatori, intervistato su Repubblica Economia dell'8.1.2019.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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COME ACCEDERE AL FONDO DI INDENNIZZO DEI RISPARMIATORI, PER AZIONI E OBBLIGAZIONI SUBORDINATE DI BANCHE IN LIQUIDAZIONE COATTA AMMINISTRATIVA

di avv. Antonio Pinto

Nella legge 30 dicembre 2018, n. 145, è stato istituito un Fondo Indennizzo Risparmiatori (FIR) gestito dal Ministero per l’Economia, con una dotazione iniziale di 525 milioni di euro per ciascuno degli anni 2019, 2020 e 2021. Il FIR eroga indennizzi a favore dei risparmiatori che hanno subito un pregiudizio ingiusto da parte di banche e loro controllate, poste in liquidazione coatta amministrativa, in ragione delle violazioni massive degli obblighi di informazione, diligenza, correttezza, buona fede oggettiva e trasparenza, ai sensi del Testo Unico in materia di Intermediazione Finanziaria.

Hanno accesso alle prestazioni del FIR i risparmiatori, persone fisiche, imprenditori individuali, anche agricoli, le associazioni, nonché le microimprese (quelle che occupano meno di dieci persone e realizzano un fatturato annuo o un totale di bilancio annuo non superiori a 2 milioni di euro), in possesso delle azioni e delle obbligazioni subordinate delle banche alla data del provvedimento di messa in liquidazione, ovvero i loro successori e aventi causa, ossia anche a chi abbi ereditato, ricevuto o comprato in seguito tali titoli.

 La misura dell'indennizzo per gli azionisti è commisurata al 30 per cento del costo di acquisto, entro il limite massimo complessivo di 100.000 euro per ciascun risparmiatore. La misura dell'indennizzo per gli obbligazionisti subordinati è invece commisurata al 95 per cento del costo di acquisto, entro il limite massimo complessivo di 100.000 euro per ciascun risparmiatore. L'indennizzo è corrisposto al netto di eventuali rimborsi ricevuti a titolo di transazione con le banche, nonché di ogni altra forma di ristoro, rimborso o risarcimento, nonché – per le obbligazioni subordinate - del differenziale cedole percepite rispetto a titoli di Stato di durata equivalente.

Le banche interessate sono: Veneto Banca, Popolare di Vicenza, (loro controllate ossia Banca Apulia e Banca Nuova) Banca Etruria, Banca Marche, Carichieti, Cariferrara, Bcc Crediveneto e Bcc Padovana.

Con un Decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, da adottare entro il 30 gennaio prossimo, saranno definite le modalità di presentazione della domanda di indennizzo, ed il relativo procedimento amministrativo. In particolare sarà istituita una commissione tecnica per l'esame e l'ammissione delle domande all'indennizzo del FIR, composta da nove membri. La domanda di indennizzo, corredata di idonea documentazione attestante i requisiti richiesti (risparmiatore non qualificato, acquisto dei titoli, pregiudizio ingiusto da parte delle banche in l.c.a., ecc.) dovrà esser inviata al Ministero dell'Economia e delle Finanze (anche a mezzo PEC), entro il termine di 180 giorni dalla pubblicazione del citato decreto. I risparmiatori che documentano, nella domanda di indennizzo, un valore dell'indicatore della situazione economica equivalente (ISEE) inferiore a 35.000 euro nell'anno 2018, saranno soddisfatti con priorità cronologica.

Per chi si associa a Confconsumatori nel 2019, l’Associazione fornirà assistenza gratuita per l’intero procedimento.

Per info e contatti: confconsumatoripuglia@yahoo.it; - cell: 3511336973

 

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18/12/18 Comunicato del Comitato per la tutela degli azionisti della Banca Popolare di Bari

18/12/18 Comunicato del Comitato per la tutela degli azionisti della Banca Popolare di Bari. 
La Consob ha sanzionato nuovamente la Banca Popolare di Bari con Delibera n.20722, pubblicata oggi 18.12.2018, per le seguenti motivazioni: “Ritenute conclusivamente accertate, sulla base delle risultanze istruttorie, le sopra indicate violazioni, per avere la Banca omesso di comunicare al pubblico le informazioni su eventi e circostanze rilevanti, con specifico riferimento: a) alla determinazione del prezzo delle azioni BPB sulla base delle situazioni contabili al 31 dicembre 2013, 31 dicembre 2014 e 31 dicembre 2015, approvato nelle sedute del C.d.A. del 9 aprile 2014, 25 febbraio 2015 e 7 aprile 2016; b) alla determinazione del prezzo delle azioni BPB, nell'ambito delle operazioni di aumento di capitale poste in essere nel 2014 (seduta del C.d.A. del 6 novembre 2014) e nel 2015 (seduta del C.d.A. del 25 febbraio 2015).”
In sintesi la Consob rileva come – nel corso degli ultimi due aumenti di capitale eseguiti dalla BPB - siano state omesse ai risparmiatori acquirenti, informazioni fondamentali inerenti il prezzo delle azioni vendute.
Per tali ragioni la banca è stata sanzionata anche con una multa per un importo complessivo di euro 170.000,00. Ovviamente per gli azionisti non è tanto rilevante la sanzione pecuniaria comminata, quanto soprattutto l’accertamento svolto da Consob sulle condotte della banca in occasione degli ultimi due aumenti di capitale. Infatti, tale nuovo accertamento della Consob è un’autorevole rafforzamento delle ragioni giuridiche degli azionisti che contestano alla banca di aver venduto loro le azioni, violando la normativa imposta dal Testo Unico della Finanza.

Il Comitato ha altresì appreso dalla stampa che la banca ha deciso di cooptare nel consiglio di amministrazione, il dr. Vincenzo De Bustis, quale consigliere delegato, di nominare altresì il prof. Giulio Sapelli Vicepresidente esecutivo, nonché il dr. Gregorio Monachino quale nuovo Direttore generale.
Il Comitato ricorda alla banca che gli azionisti e gli obbligazionisti non sono minimamente appassionati o interessati al risiko delle poltrone all’interno della governance dell’ente, ma sono interessati esclusivamente: a) alla definizione di un qualche progetto che sia capace di garantire dividendi e liquidità al valore dell’azione; b) al rispetto da parte della banca delle decisioni di condanna in favore degli azionisti, come qualsiasi altra banca - in bonis ed istituzionalmente seria - fa in Italia; c) alla valorizzazione degli asset della banca, che sono sostanzialmente di proprietà degli azionisti e degli obbligazionisti creditori, e quindi alla loro non dismissione o cessione, sotto qualsiasi forma giuridica, salvo che il valore congruo derivato non sia destinato totalmente a vantaggio dei soci; d) a un metodo di confronto e di trasparenza sulle decisioni inerenti il futuro della banca che impattano sulla situazione degli azionisti e degli obbligazionisti (trasformazione in S.p.A. e percorso collegato, rafforzamento patrimoniale, definizione di uno strumento finanziario innovativo capace di ridare smalto al titolo oggi detenuto dagli azionisti, cessione di asset sotto qualunque forma giuridica ed altro ancora). 
Il Comitato fin da oggi dichiara formalmente che, laddove dovessero eventualmente esser calati dall’alto piani e progetti che vadano ad imitare percorsi che abbiamo già visto altrove, qui in Puglia (a differenza di altre zone di Italia), la banca troverà le associazioni dei consumatori tutte unite nell’usare sia la loro rappresentatività sul territorio e fra i soci, e sia la loro competenza tecnica, per opporsi a tali eventuali e non auspicate progettualità, con tutti gli strumenti che il diritto e la partecipazione democratica consentiranno.

info e contatti: email: confconsumatoripuglia@yahoo.it
tel: 3511336973

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13/12/2018 Antonio Pinto intervistato alla trasmissione
Antonio Pinto intervistato da Debora Rosciani, alla trasmissione "Due di denari", su Radio 24,  ha spiegato la proposta di legge presentata per tutelare gli azionisti della Banca Popolare di Bari. 
L'intervista integrale al seguente link

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BANCA POPOLARE DI BARI: LA CONSOB SANZIONA PER LE VENDITE DI AZIONI E RAFFORZA LE RAGIONI DEGLI AZIONISTI

Come noto il prezzo di vendita delle azioni della Banca Popolare di Bari è sceso dal massimo storico di 9,53 a 2,38 euro, con una perdita secca di circa il 75% per chi aveva comprato a prezzo pieno. Questa perdita, come noto, ha allarmato la moltitudine dei circa 70.000 azionisti.

Dinanzi a questo peggioramento della situazione, da due anni il Comitato ha già attivato tutti gli strumenti di reazione possibili: azioni dinanzi all’Arbitro delle Controversie Finanziarie ed al Tribunale, che ad oggi hanno visto i risparmiatori ottenere decisioni favorevoli nei confronti delle banche; affiancamento dei risparmiatori in esposti presso Banca d’Italia, Consob e la Procura della Repubblica. In via stragiudiziale, il Comitato ha esercitato un pressing per ottenere dalla BPB un fondo di solidarietà, mutui per azionisti in difficoltà, quotazione su un mercato secondario trasparente.

Oggi è giunta la notizia che la Consob ha formalmente sanzionato la banca ed i suoi vertici per le seguenti ragioni: a) per le modalità di determinazione del prezzo delle azioni durante gli aumenti di capitale varati nel 2014 e nel 2015; b) per omissioni di informazioni nei prospetti informativi di quel periodo; c) perché molti clienti a cui sono state vendute le azioni in quegli anni presentavano un portafoglio inadeguato; d) per carenze procedurali ed errori operativi nella gestione degli ordini di vendita quando vi era ancora il mercato interno.

Tali sanzioni rafforzano giuridicamente le ragioni degli azionisti che intendano agire per recuperare il loro investimento.

A questo punto, riteniamo comunque indispensabile e non più rinviabile un intervento legislativo di tutela degli azionisti della BPB, ma anche ovviamente di tutte le altre banche popolari che abbiano i loro azionisti nelle medesime condizioni. Si propone pertanto pubblicamente un disegno di legge che abbia, in estrema sintesi, i seguenti contenuti:  L’art. 12 comma 7 del T.U.B. riconosce espressamente alle banche la facoltà di emettere prestiti non rimborsabili (oppure rimborsabili solo previa autorizzazione della Banca d’Italia). Con questo provvedimento si consentirebbe ai portatori di azioni (illiquide, non quotate e svalutate) di convertirle in obbligazioni irredimibili, ossia non rimborsabili, che garantiscano però agli azionisti che oggi non riescono a vendere le azioni detenute: 1) sia un rendimento piccolo ma certo (non inferiore al 2% annuo) in quanto garantito anche da apposita polizza assicurativa ; 2) sia un titolo che sia appetibile e quindi scambiabile sul mercato, in quanto appetibile per le sue caratteristiche di strumento di risparmio e non certo di investimento a rischio.

Si allega al presente comunicato il testo integrale della proposta di legge e della relazione di accompagnamento.

Il Comitato proporrà a tutte le forze presenti in Parlamento l’adozione di tale normativa, anche al fine di richiamare alle proprie responsabilità le Istituzioni politiche e tecniche, che sino ad oggi sono rimaste tutte silenti.

Il Comitato con tutte le Associazioni di consumatori componenti ed altre ancora che hanno manifestato la volontà di affiancare il lavoro sin qui svolto, convoca un incontro pubblico, nel corso del quale saranno descritti ai soci tutte le azioni che si stanno svolgendo in sede civile, penale, dinanzi alle Autorità di Vigilanza e da oggi anche in campo legislativo. L’incontro è organizzato insieme alla Camera Arbitrale e della Mediazione di Bari e si svolgerà presso la Camera di Commercio di Bari, Corso Cavour n.2, martedi 30 ottobre alle ore 16.

confconsumatoripuglia@yahoo.it;

Il COMITATO: Adusbef (Avv. Vincenzo Laudadio), Adiconsum (Vincenzo Riglietta), Assoconsum (Dott. Francesco Decanio), Codacons (avv. Alessandro Amato), Codici (Prof. Canio Trione), Confconsumatori (Avv. Antonio Pinto), Unione Nazionale Consumatori (Dr. Andrea Cardinale).

Via Dante 164 - 3511336973 -

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Fondo immobiliare Obelisco: Titoli “sicuri” che crollano dell’80%: Confconsumatori confida nell’intervento di Poste, ma intanto avvia i ricorsi all’Arbitro per le Controversie Finanziarie presso Consob

Bari, 3 ottobre 2018 – Molti risparmiatori stanno assistendo, inesorabilmente, alla drastica riduzione del valore delle loro quote del Fondo Immobiliare chiuso denominato “Obelisco”. Si stimano perdite per l’80% del capitale investito, per questo Confconsumatori si è attivata per offrire da subito assistenza ai consumatori. In particolare, come illustrato di seguito, tramite i ricorsi all’ACF, l’associazione ha già ottenuto esiti transattivi positivi che hanno visto i risparmiatori recuperare tutta la loro perdita. «Si tratta dell’ennesima drammatica vicenda di “risparmio tradito” – afferma Mara Colla, Presidente di Confconsumatori – confidiamo che, prima di tutto, Poste Italiane S.p.A., che ha collocato le quote del Fondo Obelisco anche presso la propria clientela, garantisca, così come ha già correttamente fatto in passato, un adeguato ristoro per i sottoscrittori delle quote del Fondo Obelisco».

 IL RISCHIO NASCOSTO - Il Fondo “Obelisco” è stato istituito nell’anno 2005 con delibera del Consiglio di Amministrazione dell’allora Investire Immobiliare SGR e nasce come fondo comune di investimento immobiliare “a raccolta”, alimentato mediante sottoscrizione delle quote in denaro, da utilizzare per acquistare un pacchetto immobiliare pre-identificato dalla SGR promotrice del Fondo. Pubblicizzato all'epoca come una soluzione d'investimento redditizia (rendimento obiettivo del 5,5 % l’anno), le quote del fondo sono state collocate, ad un prezzo nominale di € 2.500,00, presso il pubblico indistinto dei risparmiatori ed anche da Poste Italiane S.p.A. presso la propria clientela. Purtroppo troppo spesso l’investimento è stato illustrato come qualcosa di sicuro ed adatto anche a pensionati e soggetti che avevano investito sempre in buoni fruttiferi postali o libretti di risparmio. Invece è un investimento in un fondo chiuso, quindi illiquido e, come abbiamo visto, assolutamente incerto e rischiosissimo.

 IL CROLLO DEL VALORE DELLE QUOTE - A pochi mesi dalla scadenza prorogata al 31 dicembre 2018, con nota del 30.7.2018, la InvestiRE SGR S.p.A., società di gestione del Fondo, ha comunicato i dati della relazione semestrale al 30.6.2018, chiusa con un valore complessivo del fondo (NAV) pari a € 3.276.176,00, corrispondente ad un valore unitario delle quote di € 47,619 cadauna. In sostanza, il NAV del fondo è crollato drasticamente, anche a causa della enorme differenza fra i prezzi di stima ed i prezzi reali di vendita del patrimonio immobiliare, vendita operata, in gran parte negli ultimi 18 mesi e a ridosso della scadenza, con sconti spesso superiori rispetto al 50% del prezzo di acquisto dei cespiti (il cui ricavato, peraltro, è stato utilizzato essenzialmente per rimborsare l’oneroso finanziamento assunto dalla SGR nell’anno 2006). Considerando l’investimento iniziale di € 2.500,00 per acquistare una quota del Fondo e la distribuzione, nel corso degli anni, di proventi e rimborsi parziali per una somma pari a €300,00 pro quota, è evidente che, a seguito della definitiva chiusura e liquidazione del fondo, i risparmiatori avranno perso – inevitabilmente – circa l’80 % del capitale investito.

 COSA POSSONO FARE I QUOTISTI – Confconsumatori si è attivata per garantire tutela ai molti risparmiatori che hanno acquistato quote del Fondo immobiliare Obelisco. Secondo gli avvocati di Confconsumatori Antonio Pinto ed Antonio Amendola: per i quotisti del Fondo, è possibile agire dinanzi all’Arbitro per le Controversie Finanziarie istituito presso la Consob:

  • sia nei confronti di Poste Italiane S.p.A. in qualità di soggetto collocatore, o nei confronti del diverso soggetto (ad es. banca) che ha svolto la funzione di intermediario della vendita delle quote del Fondo, per far valere l’illegittimità e i vizi della vendita delle quote del Fondo Obelisco, per ragioni legate all’inadeguatezza ed alla violazione di obblighi informativi. Tali quote del fondo erano infatti collocabili solo a soggetti aventi un profilo di rischio elevato e fornendo dettagliate informative sul prodotto venduto;
  • sia nei confronti della Società di Gestione Investire SGR, al fine di domandare l’accertamento della violazione di taluni obblighi di diligenza imposti dalla normativa di settore nella gestione del Fondo Obelisco; tanto, al fine di richiedere la restituzione del capitale investito e il risarcimento di tutti i danni subiti da ciascun quotista in questa ennesima triste vicenda.

Tra l’altro, nelle ultime settimane sono stati attivati alcuni ricorsi che hanno dato esiti transattivi positivi, atteso che hanno visto i risparmiatori recuperare tutta la loro perdita.

Per informazioni contattare: confconsumatoripuglia@yahoo.it

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BANCA POPOLARE DI BARI: 4 RICORSI ACCOLTI DALL’ACF

Tutti accolti i primi quattro ricorsi presentati dai legali di Confconsumatori e del Comitato degli azionisti: la banca dovrà risarcire i risparmiatori

Bari, 9 marzo 2018 – Sono stati tutti accolti i primi quattro ricorsi presentati all’Arbitro per le Controversie Finanziarie in Consob dai legali di Confconsumatori e del Comitato degli azionisti della Banca Popolare di Bari, avvocati Antonio Pinto ed Antonio Amendola. L’Acf ha dichiarato che nelle vicende prospettate vi erano state plurime violazioni – da parte della banca – della normativa in materia di prestazione dei servizi d’investimento.

Fra i vari punti delle motivazioni, appare importante l’affermazione (contenuta nella Decisione n.300 del 28.02.18), secondo cui la mera consegna o la dichiarazione del cliente di aver preso visione dei documenti, non si traduce in via automatica nell’adempimento da parte della banca degli obblighi informativi, previsti dagli artt. 31 e 32 del Regolamento Consob 2007.

Secondo l’Arbitro: “Per contro, gli obblighi informativi degli intermediari verso i propri clienti si inseriscono in un quadro normativo la cui pietra angolare risiede proprio nella capacità di “servire al meglio l’interesse” del cliente, adattando la prestazione erogata in ragione delle specifiche caratteristiche del contraente (esperienza, conoscenza, obiettivi di investimento, situazione patrimoniale)”.

Il Collegio arbitrale ha quindi condannato la Banca Popolare di Bari a risarcire gli azionisti del danno subito. Il danno è stato calcolato nella differenza fra la somma che gli azionisti avevano pagato per comprare le azioni (rivalutata dall’epoca dell’investimento ad oggi), ed il valore presumibile di smobilizzo dell’azione sul mercato secondario Hi-MTF (oggi, ad esempio, lo scambio dell’azione è ad euro 5,70). Il tutto oltre interessi legali.

La presidente di Confconsumatori, Mara Colla, ha ricordato come “Il lavoro congiunto svolto da sette associazioni del territorio, fra le quali vi è anche Confconsumatori, che si sono riunite in un Comitato unico per la tutela degli azionisti della banca, rappresenta un buon esempio di prassi efficace per tutelare al meglio le ragioni dei risparmiatori”.

Il prossimo passaggio atteso dai circa 70mila azionisti è quello della decisione della Corte Costituzionale, che dopo l’udienza del 20 marzo prossimo, dovrà decidere se la banca è obbligata o meno a trasformarsi in S.p.A. e, nell’ipotesi affermativa, se sussista il diritto degli azionisti a recedere dalla compagine societaria, chiedendo il rimborso del valore dei titoli azionari posseduti.

fonte:www.confconsumatori.it

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AZIONI A RISCHIO, BANCA POPOLARE DI BARI CONDANNATA A RISCARCIRE RISPARMIATRICE 90ENNE

Articolo di Repubblica dell' 8 dicembre 2017 del giornalista Antonello Cassano. L'avvocato Antonio Pinto, presidente di Confconsumatori puglia, ottiene la prima decisione contro la BPB

Un risarcimento da 30mila euro e un giudizio che potrebbe rappresentare un precedente. L'arbitro per le controversie finanziarie ha condannato la Banca Popolare di Bari a risarcire parzialmente una sua azionista per i danni subiti a causa dell'inadempimento della banca di alcuni obblighi nella vendita di azioni. L'azionista in questione è un'insegnante di lettere in pensione. Oggi ha un'età prossima ai 90 anni e tra il 2012 e il 2014 ha acquistato 14mila titoli per un valore complessivo di 111mila euro.

La donna aveva anche provato a vendere le azioni, ma senza riuscirci. Per questo, difesa dal legale Antonio Pinto, ha presentato un esposto all'Arbitro per le controversie finanziarie, chiedendo di dichiarare nullo il contratto di vendita di quelle azioni.

 

Dal canto suo, però, la banca ha presentato una controdeduzione, chiedendo il rigetto del ricorso e facendo notare che la donna, titolare di un conto deposito titoli dal 2004, era stata sottoposta due volte (nel 2008 e nel 2010) a questionari per tracciarne il profilo di competenza finanziaria. Stando a quanto dichiara Bpb, da quei questionari sarebbe emerso "un profilo di rischio alto e un'esperienza finanziaria alta" e che solo dal questionario nuovamente ripetuto nel 2016 "e pertanto in epoca successiva alle operazioni contestate, emergerebbe un profilo di rischio medio- basso ed un'esperienza finanziariamedio-bassa".
 
La decisione dell'Arbitro è di qualche giorno fa ed è importante: l'Acf infatti respinge la richiesta principale (quella di annullare i contratti) ma accoglie la richiesta di accertare la violazione da parte della banca delle "regole di condotta", visto che la donna "non era in grado di percepirne con piena consapevolezza l'elevata rischiosità" . Per l'Acf però il danno totale ammonta a 30mila euro, che è il risultato della differenza tra il prezzo iniziale ( 11mila) e il valore attuale delle azioni (83mila), visto che oggi un titolo è messo in vendita al prezzo di 6,30 euro sul mercato secondario Hi-Mtf.
 
Per il legale dell'azionista, Antonio Pinto, " il giudice non si è fatto condizionare dai formalismi". Esulta il presidente del Comitato in difesa degli azionisti della Bpb, Canio Trione: " Auspichiamo che la banca pervenga insieme alle associazioni a soluzioni di "sistema".

"La banca però conferma la linea già intrapresa nei giorni scorsi in tema di decisioni dell'Acf e cioè che " pur rispettando la decisione precisa che gli intermediari non sono obbligati ad ottemperare alle decisioni dell'Arbitro per le controversie finanziarie " , dichiarandosi certa di poter dimostrare la correttezza del proprio operato nelle sedi di giudizio ordinario. Ma Vincenzo Laudadio di Adusbef avverte: "Chiederemo a un tribunale di condannare la banca a risarcire quanto dovuto".

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I PRESTITI? DIFFICILI SOLO PER CONSUMATORI E PMI

Oggi la Repubblica parla del filone pugliese di imprese che hanno chiesto prestiti a MPS e Veneto Banca senza restituirli, contribuendo al crack. Impossibile non condividere il commento dell'avvocato Antonio Pinto di Confconsumatori Puglia che sta difendendo tanti risparmiatori truffati: «Stride il contrasto con la difficoltà di accesso al credito per i consumatori e le pmi che per somme molto più basse, devono sottostare a rigorosissimi rating e fornire garanzie reali di importo superiore alle somme prestate dalla banca».

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